22/09/2026
Il Centro Diurno Alzheimer rappresenta tanto della mia storia personale come medico geriatra a lungo presidente dell’Unità di Valutazione Geriatrica. Inizia nel 1998 quando, su consiglio dell’assistente sociale del Comune di Asti Paola Guantini, interpellai il direttore cella Casa di Riposo Città di Asti, dr. Francesco Arena, per reperire uno spazio per il futuro Centro Diurno. E lui subito si mise a disposizione del progetto. Per l’Immacolata del 1999 eravamo lì per l’inaugurazione del Ce.Di.Co. . C’eravamo ancora noi allorché con il compianto Michele DiPaolo, direttore del Distretto, abbiamo individuato una sede diversa, ma sempre al Città di Asti, per sopraggiunti problemi strutturali. Finché nel 2022 c’è stata la chiusura. Allora, l’associazione ha deciso di impegnarsi nella diffusione dei Caffè Alzheimer sul territorio: per offrire almeno un “approdo” per famiglie e persone. In quella occasione insieme con la presidente, Mariateresa Pippione, si andò da Mario Sacco presso la Fondazione C.R. AT per il sostegno a questo progetto.
Nel 2023, conoscendo l’entità del problema sul territorio, ho subito apprezzato l’idea di Socialcoop per percorrere questa strada e l’abbiamo sempre sostenuta. Nel 2024 eravamo qui a vedere la presentazione del progetto ed oggi siamo qui all’inaugurazione: è una bella festa. Pensate, quest’anno Alzheimer Asti compie 25 anni. Ha un legame di tipo “ombelicale” con il Centro Diurno perché quasi tutti i soci fondatori nel 2001 avevano un rapporto diretto con il Centro Diurno stesso.
Il Centro Diurno Alzheimer è una struttura “semiresidenziale” come è anche la nostra casa. Perché tutte le persone, sia con demenza che non, non possono stare sempre chiuse nel proprio ambiente, ma devono uscire, guardare, parlare, ascoltare, socializzare, sentire. In pratica il compito che abbiamo noi come città, come paesi è quello di combattere lo stigma, la vergogna che molto spesso avverte la persona o la famiglia di una persona con demenza.
È importante ricordare che il problema è molto diffuso: quando mi capita di fare delle conferenze e chiedo , vedo molte mani alzate e talora qualcuno ne alza anche due. Pensate nella nostra provincia l’Istituto Superiore di Sanità stima che ci siano 4600 casi di anziani con demenza ai quali vanno aggiunti anche circa 80 persone sotto i 65 anni, perché la malattia colpisce anche persone più giovani. A questi 4600 casi dobbiamo aggiungere i familiari, cioè i caregiver.: se aggiungiamo un solo familiare il numero sale a 9200, se ne aggiungiamo due si arriva a 13800 e se aggiungiamo 3 familiari si arriva a 18400 persone coinvolte. La lenta evoluzione della malattia comporta dei bisogni differenti e mutevoli perché lentamente si riducono le autonomie quotidiane, le abilità cognitive: condizioni che impattano fortemente su chi assiste la persona malata. Col tempo potrà insorgere stanchezza, stress, ansia, insonnia. Possono anche iniziare problemi economici o abitativi: insomma il caregiver è a rischio di esaurimento.
Terminando l’intervento abbiamo un desiderio, un sogno per la città, per i nostri associati; è il desiderio di diventare imprenditori di speranza, di solidarietà affinché la la rete dei servizi e la filiera crescesse sempre più per accogliere le famiglie, le persone con demenza, non farle sentire sole, ma parte di una comunità amica.
Sarebbe bello crescere sempre più come questa pianta di uva fragola che ha più di cento anni.
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